In una realtà come la Lega Nazionale Dilettanti, cosa significa concretamente “CSR”? Quali sono le priorità che guidano il vostro lavoro?

Per la Lega Nazionale Dilettanti la CSR non è solo un esercizio reputazionale, ma una funzione di sistema. Significa riconoscere che il calcio dilettantistico è il più grande presidio sportivo e sociale del Paese e che, proprio per questo, ha una responsabilità verso per-sone, territori e comunità. L’obiettivo è rendere strut-turale il valore sociale che già esiste nei club, aiutandoli a riconoscerlo, rafforzarlo e ren-derlo replicabile.
Qual è il perimetro dell’Area CSR: su quali leve intervenite (club, territori, tesserati, scuole, comunità)?
Il perimetro è volutamente ampio e interconnesso. Interveniamo sui club, come primi attuatori delle iniziative, sui tesse-rati come moltiplicatori di compor-tamenti e valori; sui territori, collaborando con enti locali, scuole, associazioni e terzo settore; sulle comu-nità, perché il calcio dilettantistico non vive chiuso negli impianti, ma è parte della vita quo-tidiana delle persone.
Come si traduce la CSR nel quotidiano dei club di-lettantistici, che spesso hanno risorse limitate? Che tipo di supporto mettete a disposizione?
Siamo molto consapevoli dei limiti economici e orga-nizzativi dei club. Per questo la nostra CSR è pragma-tica. Cerchiamo di mettere a disposizione linee guida semplici non burocratiche, format di progetto replica-bili, percorsi formativi gratuiti, partnership nazionali che i club possono “ereditare” localmente. Il messag-gio che vogliamo mandare è che fare CSR non signi-fica spendere di più, ma lavorare meglio, valorizzando ciò che già si fa nel nostro mondo.
Quali sono oggi le principali esigenze sociali e am-bientali che intercettate “dal campo” e dai terri-tori?
Dal confronto con i territori emerge innanzitutto un bi-sogno forte di inclusione reale. Parliamo di disabilità, fragilità sociali, nuove cittadinanze, ma anche di soli-tudine educativa e mancanza di spazi di aggregazione, soprattutto nei contesti periferici. Il calcio dilettanti-stico spesso rappresenta l’unico luogo strutturato dove bambini, ragazzi e famiglie si incontrano con conti-nuità. Un’altra esigenza sempre più evidente è quella legata al benessere psicologico, in particolare nei gio-vani atleti. Pressione agonistica, aspettative familiari, paura di sbagliare e abbandono precoce sono segnali che raccogliamo e sui quali cerchiamo di interve-nire, come stiamo facendo con il progetto sulla salute mentale insieme a Serenis. La salute mentale rimane un tema cen-trale, anche considerando il pubblico a cui ci rivolgiamo.Sul piano am-bientale, invece, cresce la consape-volezza dell’impatto che anche lo sport dilettantistico ha sui territori: spostamenti, consumo di risorse, gestione degli impianti e dei rifiuti. Le società non chiedono soluzioni ideologiche, ma strumenti concreti per fare meglio, senza snaturare la propria attività ed aumentare i costi.
Quali sono le principali difficoltà nell’im-plementazione dei progetti CSR (logistiche, culturali, formative) e come le state affrontando?
Le difficoltà maggiori sono culturali e formative. Non sempre c’è diffidenza, tutt’altro, ma spesso man-canza di strumenti. Per questo investiamo molto nella formazione, nel racconto delle buone pratiche e nel coinvolgimento dei referenti territoriali. La CSR fun-ziona quando non viene percepita come “un carico in più” ma piuttosto come un’opportunità per generare valore.
Sul fronte diritti e parità di genere: quali sono i bi-sogni più urgenti nel calcio dilettantistico oggi?
Sicuramente c’è e ci sarà sempre da lavorare per mi-gliorare su questi fronti, non solo come comunità del calcio dilettantistico ma in generale come sistema paese. Sono temi che vanno approfonditi continua-mente perché mutabili nel tempo e dunque bisogna for-marsi e al contempo tenersi aggiornati. Mi sento di dire però che in LND siamo a buon punto, perché è sicura-25 Numero 1/2026 mente vero che ci sono episodi di discriminazione e che dobbiamo lavorare affinché si azzerino ma se con-testualizziamo il numero degli episodi nelle oltre 500 mila partite giocate ogni anno nei campionati dilettan-tistici, abbiamo delle statistiche sugli episodi di discri-minazione e violenze piuttosto isolate, purtroppo faranno sempre più notizia rispetto al grande numero di episodi positivi e di fair play che si verificano ogni domenica su centinaia di campi.
LND è attiva con Forestas e Fondazione Sylva su piantumazione e forestazione: qual è la logica stra-tegica dietro queste partnership?
Come Lega Nazionale Dilettanti abbiamo scelto di non improvvisare sul tema ambientale, ma di affidarci a soggetti che possiedono competenze scientifiche, ope-rative e territoriali consolidate. Forestas e Fondazione Sylva rappresentano due interlocutori complementari: da un lato la capacità di intervento diretto sul territorio, dall’altro una visione di lungo periodo legata alla rige-nerazione ambientale, alla biodiversità e alla cura del patrimonio naturale La logica è doppia: rigenerazione ambientale ed educazione. Non piantiamo alberi solo per compensare, ma per creare legami tra sport, territorio e futuro.
Nel torneo Piras in Sardegna si è introdotta una valutazione del-l’impatto ambientale: cosa avete misurato e con quali criteri?
In Sardegna si trova sempre ter-reno fertile per parlare di impatto ambientale, la storia di questo ter-ritorio lo richiede e proprio per que-sto siamo voluti partire da lì. In questo torneo sperimentale e con la valutazione d’ impatto abbiamo ana-lizzato aspetti sociali, sperimentando il metodo outsport, mobilità, gestione dei ri-fiuti, buone pratiche da implementare negli im-pianti, consumi e organizzazione dell’evento. Non necessariamente per “certificare”, ma per capire dove migliorare e costruire un modello replicabile in altri tornei e contesti.
temi sono stati scelti, quali bisogni sono stati intercet-tati, quali difficoltà sono emerse e come sono state af-frontate. Un altro aspetto centrale è la funzione di replicabilità che offre alle società che vogliono racco-gliere le sfide e le opportunità che offre la sostenibilità ambientale e sociale. Infine, direi che il Report CSR è anche uno strumento di dialogo con gli stakeholder: club, istituzioni, partner, mondo accademico e terzo settore. Serve a costruire credibilità, a favorire nuove collaborazioni e a stimolare una riflessione condivisa sul ruolo sociale del calcio dilettantistico.
Quali partnership ritenete decisive per fare un salto di scala?
Come mi piace ripetere ritengo che il sistema calcio ed in particolare la Lnd sia di fatto un’infrastruttura so-ciale, parte integrante del terzo settore e come tale vive di alleanze, con istituzioni, università, aziende, asso-ciazioni, amministrazioni locali e partner scientifici. Implementare e investire in maniera costante in questi partenariati, come già accade, porterà inevitabilmente ad una crescita. Non ritengo necessariamente au-spicabile un salto in avanti avventato da parte della Lega, se non altro per non ri-schiare di lasciare indietro nessuno.
Se dovesse indicare un obiettivo misurabile che vorreste raggiun-gere entro i prossimi tre anni, quale sarebbe?
Sicuramente l’obiettivo principale è quello di avere una rete stabile di club ambasciatori dell’impatto at-tivi in tutte le regioni, che possano diffondere queste buone pratiche sui territori con progetti continuativi e mi-surabili, legati da dei KPI comuni.
Che messaggio vuole mandare ai club dilettanti-stici: perché conviene investire in CSR e come ini-ziare, anche con poche risorse?
Il messaggio che sento di mandare ai club dilettantistici è semplice: la CSR non è qualcosa “in più”, è qualcosa
Qual è il vostro approccio: eventi “green” una tan-tum o un percorso strutturale?
Stiamo cercando di avviare un percorso strutturale. La valutazione d’impatto va proprio nella direzione di for-nire linee guida, standard minimi e strumenti replicabili sui tornei LND, evitando l’effetto vetrina. Per una re-altà come la nostra, con oltre 11 mila società diventa fondamentale lavorare su indicazioni e azioni semplici, concrete e comprensibili perché credo che, se le per-sone capiscono perché fanno una cosa, non la vivono come simbolica ma come utile.
che vi riguarda già. Ogni società dilettantistica, spesso senza rendersene conto, svolge quotidianamente un ruolo sociale enorme: accoglie bambini e famiglie, educa al rispetto delle regole, crea relazioni, presidia territori che altrimenti resterebbero senza spazi di ag-gregazione. Investire in CSR significa dare valore, struttura e continuità a tutto questo. Penso che intra-prendere questo percorso rafforzi anche l’identità del club, lo rende più credibile agli occhi delle famiglie, delle istituzioni e dei partner locali, e crea un clima in-terno più sano. Un club che lavora sul benessere, sul-l’inclusione e sul rispetto non solo svolge una funzione
Il Report CSR: che ruolo ha per voi e che cosa rac-conta, oltre l’elenco delle iniziative?
sociale, ma migliora anche la qualità della propria at-tività sportiva. Atleti più sereni, famiglie più coinvolte e relazioni più solide rendono il club più stabile nel tempo. Per noi il Report CSR non è semplicemente un docu-mento di rendicontazione, ma uno strumento strategico che svolge più funzioni contemporaneamente. È in-nanzitutto un atto di trasparenza, perché restituisce in modo chiaro e accessibile ciò che la Lega Nazionale Dilettanti fa sul piano sociale, ambientale ed educativo, rendendo visibile un lavoro che spesso si sviluppa in maniera diffusa e silenziosa sui territori. Ma il Report racconta molto di più di un elenco di iniziative. Rac-conta, oltre l’elenco delle iniziative? tività sportiva. Atleti più sereni, famiglie più coinvolte Per noi il Report CSR non è semplicemente un docu- e relazioni più solide rendono il club più stabile nel mento di rendicontazione, ma uno strumento strategico che svolge più funzioni contemporaneamente. È in- tempo. Come Area CSR, il nostro compito è accom- nanzitutto un atto di trasparenza, perché restituisce in pagnare i club in questo percorso, offrendo strumenti, modo chiaro e accessibile ciò che la Lega Nazionale formazione e reti di supporto. Nessuno è chiamato a fare tutto, ma tutti possono fare qualcosa. E nel calcio Dilettanti fa sul piano sociale, ambientale ed educativo, dilettantistico, dove il valore umano conta quanto rendendo visibile un lavoro che spesso si sviluppa in quello sportivo, anche un piccolo passo, se reale e con- maniera diffusa e silenziosa sui territori. Ma il Report tinuativo, può generare un valore enorme sul campo e racconta molto di più di un elenco di iniziative. Rac- fuori dal campo.