Sapienza, dove università fa rima con sostenibilità, intervista alla rettrice Antonella Polimeni

La transizione ecologica e l’importanza di un futuro sempre più green, in armonia con la natura, rappre-sentano gli obiettivi di un progetto ambizioso che vede l’Università Sapienza di Roma in prima linea.

In questa intervista la Rettrice Antonella Polimeni, racconta e illustra come il più grande ateneo d’Eu-ropa rivesta un ruolo fondamentale nell’integrare la sostenibilità in ogni fibra della vita universitaria. In questo processo di alfabetizzazione ecologica tante sono le iniziative messe in campo dalla Sapienza per rispondere alle sfide dell’Agenda 2030, coniugando autonomia energetica, responsabilità sociale e una formazione transdisciplinare d’eccellenza. Perché l’università è il primo terreno fertile dove i semi del sapere consentono al futuro di germogliare.

Quanto ritiene importante diffondere una cultura della sostenibilità tra le nuove generazioni che con le loro azioni saranno determinanti per il futuro del pianeta?

La sostenibilità è un processo che ha la strada se-gnata, che appartiene al futuro dell’umanità, e prima ci si adeguerà, prima i vantaggi economici, sociali ed ambientali verranno realizzati. La transizione “giusta” richiede infatti comportamenti energetici, ambientali, economici e sociali capaci di definire un modello economico in contrasto con le posizioni eco-nomiche degli ultimi 50 anni. In particolare, la tran-sizione energetica rappresenta per l’Italia una delle sfide e delle opportunità più rilevanti dell’attuale de-cennio, non solo per rispettare gli obiettivi climatici fissati a livello europeo, ma anche per le potenziali ricadute occupazionali e industriali su scala sistemica nazionale. Numerosi recenti studi analizzano in det-taglio gli impatti previsti su filiere produttive, occu-pazione e valore aggiunto, ponendo al centro l’esigenza di una strategia industriale nazionale che accompagni l’uscita dai combustibili fossili con po-litiche strutturate e di lungo periodo. In questo qua-dro, le nuove generazioni devono credere nella grande opportunità per il Paese, e convintamente considerare l’idea del progresso ad essa associata, con i benefici anche occupazionali conseguenti. Una visione strategica deve fare riferimento al vero signi-ficato di autonomia e sicurezza, di pace ed ugua-glianza. Ogni sguardo verso un passato è molto pericoloso, e in questo caso assume un valore ancora più profondo, considerando che i giovani sono chia-mati a governare questo cambiamento epocale.

Sin dal suo insediamento ha impresso una svolta alle scelte della Sapienza in termini di sostenibi-lità, come ad esempio l’istituzione di un apposito Settore. Quali sono gli obiettivi di questa strut-tura?

A partire dal 2023 l’Ateneo si è dotato di una strut-tura amministrativa dedicata al tema, posta in co-stante dialogo con il già esistente Comitato Tecnico Scientifico per la Sostenibilità (CTSS) di Sapienza, istituito nel 2021. Tra le prime tematiche oggetto di interesse della nuova struttura di Ateneo vi sono la mobilità sostenibile, con particolare riguardo al sup-porto al Mobility Manager di Ateneo che ha portato alla realizzazione del Portale della Mobilità Sosteni-bile in collaborazione con il Centro di Ricerca per il Trasporto e la Logistica; lo sviluppo di azioni strate-9 Numero 1/2026 SAPIENZA NEL CORSO DI QUESTI ULTIMI ANNI HA PROMOSSO UNA SERIE DI AZIONI RIGUARDANTI LA SOSTENIBILITÀ, AFFRONTANDO TEMI DI CARATTERE AMBIENTALE, SOCIALE ED ECONOMICO, SOTTOLINEANDO IL RUOLO ISTITUZIONALE DELL’ATENEO. giche legate alla prevenzione e gestione dei rifiuti, al risparmio energetico e al green public procurement; la predisposizione di accordi e piani comuni e inte-grati con soggetti pubblici e privati, negli ambiti di competenza; una serie di eventi di sensibilizzazione della sostenibilità.

La Sapienza partecipa anche alla Rus – Rete delle università per lo sviluppo sostenibile. In cosa con-siste l’attività del network e quali sono i risultati finora raggiunti dai gruppi di lavoro che sono stati creati nell’Ateneo?

L’Università è la sede primaria di libera ricerca e di libera formazione nell’ambito del suo ordinamento ed è luogo per eccellenza di apprendimento ed ela-borazione critica delle conoscenze; opera, ispirandosi al principio di autonomia e responsabilità, combi-nando in modo organico ricerca e didattica, per il progresso culturale, civile ed economico della Re-pubblica (Legge 240/2010, art.1, comma 1 e 2). Le Università quindi svolgono un ruolo imprescindibile nella ricerca scientifica, nella formazione delle ge-nerazioni future e nello scambio di conoscenza con la società. L’attuazione di queste missioni ha come paradigma di riferimento lo sviluppo sostenibile se-condo quanto definito nell’Agenda 2030 dell’ONU. La finalità principale della Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (RUS) è l’adozione delle buone pratiche di sostenibilità, sia all’interno che all’esterno degli Atenei (a livello locale, regionale, nazionale, internazionale), in modo da migliorare gli impatti positivi in termini ambientali, etici, sociali, economici e istituzionali delle azioni realizzate, con-tribuendo così al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs – Sustainable Develop-ment Goals). Coerentemente, la RUS promuove la diffusione della cultura dello sviluppo sostenibile, nelle comunità universitarie e nei territori.

Quali sono altre iniziative in corso o in procinto di partire sempre nell’ottica di rendere la Sa-pienza sempre più protagonista nel processo della transizione sostenibile?

Sapienza nel corso di questi ultimi anni ha promosso una serie di azioni riguardanti la sostenibilità, affron-tando temi di carattere ambientale, sociale ed econo-mico, sottolineando il ruolo istituzionale dell’Ateneo. In accordo con quanto indicato dal Gruppo Educazione della RUS, Sapienza ha da anni avviato un processo di sperimentazione di un Corso di formazione per dare impulso all’alfabetizzazione della sostenibilità coinvolgendo le studentesse e gli studenti di tutte le facoltà dell’Ateneo. Lo scopo di questa sperimentazione è stato quello di costruire una politica educativa e formativa condivisa dalle uni-versità italiane impegnate per la sostenibilità, politica che consente lo sviluppo di competenze trasversali e di sostenibilità nelle studentesse e negli studenti di tutti i corsi di studio, di primo, di secondo e di terzo livello. Dopo alcuni anni di sperimentazione è stato deciso di proporre in Sapienza un insegnamento a scelta dagli studenti, incardinato in specifici Corsi di Studio presenti in ciascuna facoltà, valorizzando il carattere generalista dell’Ateneo con una forte pre-senza transdisciplinare delle competenze A comple-tamento delle azioni sulla didattica, sono stati proposti Corsi di insegnamento sulla Sostenibilità al-l’interno di CdS di alcune facoltà, anche con apporto concomitante di diversi SSD. Sono state istruite pro-poste per l’attivazione di un CdS interclasse di primo e/o secondo livello sui temi della sostenibilità. Nella seduta del Senato Accademico dell’11 luglio 2023 è stata approvata, su proposta del Comitato Tecnico Scientifico sulla Sostenibilità, una posizione di Sa-pienza nei confronti dei rapporti con gli enti ed in-vestitori esterni. In tale Delibera, “Sapienza si riserva di vietare l’utilizzo del proprio nome e marchio in iniziative ed attività che non sono in linea con la transizione sostenibile o che valorizzano la relazione con Sapienza in tema di sostenibilità al prioritario fine di rendere meno evidenti ambiti non sostenibili delle proprie attività”. In particolare, il CTSS ha ri-tenuto che, al fine di valutare modi e forme per defi-nire criteri atti ad orientare i rapporti di Sapienza con soggetti esterni, soprattutto PMI, lo strumento prio-ritario dal quale prendere le mosse è il Bilancio di Sostenibilità, laddove disponibile. Ai sensi della Numero 1/2026 10 in alto Adfabilis quadrupei conubium santet chirogr CSRD, Corporate Sustainability Reporting Directive, Sapienza intende orientare e facilitare le PMI nell’ attrezzarsi per rispondere all’esigenza di acquisire dati relativi alla sostenibilità ed, eventualmente, nel redigere Report di Sostenibilità semplificati anche al fine di dotarsi dei requisiti richiesti per essere forni-tori e partner di Sapienza, contribuendo alla promo-zione di linee guida ed esercitando una funzione di supporto alle PMI.

9 italiani su 10, secondo una recente inchiesta di Altroconsumo, riconoscono l’importanza di adot-tare uno stile di vita più sostenibile, senza che ciò però si traduca sempre in azioni concrete. Cosa manca, a suo avviso, per arrivare a una svolta? Che ruolo possono giocare in questa direzione le università?

Purtroppo, anche a seguito di una narrazione gene-ralizzata che si oppone al Green Deal, che definisce ideologico il contrasto al cambiamento climatico e che intende per neutralità tecnologica una presunta parità di tecnologie al di fuori del mercato, la confu-sione generalizzata sul tema ha l’effetto di confon-dere idee e pregiudizi. Il ruolo delle Università risiede proprio nell’indirizzare i propri compiti ad ausilio di una maggiore chiarezza mediante indirizzi coerenti ed efficaci sulla formazione, la ricerca e la terza missione. L’autorevolezza scientifica prove-niente dalla ricerca nei diversi ambiti settoriali deve essere ben veicolata a livello didattico e applicata operativamente sui territori di appartenenza.